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Una pittura
tinta di poesia
Il viaggio di indija nella scelta di una professione che
appaghi le sue alte aspirazioni di vita è stato lungo e non senza dubbi. Ma alla
fine ha deciso. Ella è giovane ma le esperienze e le traversie ne hanno formato
il carattere. Non le sono bastati gli anni di studio accademici tra codici e
pandette né lo studio delle lingue e della filosofia orientale, Ella esigeva una
strada che la portasse a trovare una rispondenza estrema tra le sue più intime
qualità intellettuali e spirituali e il desiderio di vivere. Ha guardato il
mare, il suo mare, quello della città di Napoli nella quale vive. Si sono
ammirati, e lì ha intuito esserci la più bella metafora della sua difficile
esistenza. Indija non è una donna facile ad accontentarsi, cercava il meglio, il
più rispondente alle sue intime pulsioni per realizzarsi. E in quella distesa
d’acqua azzurra piena di promesse ma anche di tradimenti, di gioie e di dolori
si è tuffata nella speranza di scoprire i tanti tesori che nasconde. La terra
l’aveva tradita, gli studi delusa e la pittura le ha rivolto uno sguardo ed un
abbraccio che l’ha fatta capitolare. Ella ha finalmente compreso che nel mare la
sua pittura avrebbe trovato la realizzazione non tanto della sua visione quanto
dei suoi sentimenti. Nel silenzio delle immensità, in notti illuni, la voce
della sua anima ha sentito l’eco della sua esistenza. Il suo mondo si è fatto di
acqua e aria più che di terra. In esso la sua anima di artista vola sicura di
aver trovato il suo regno. Non vi sono stelle ad indicarne la via perciò corre
libera tra i marosi fino a che si ferma nell’ombra e guarda. Gli affanni della
vita e le sue frustrazioni trovano riposo senza portarla alla deriva. Aveva
toccato rive e conosciuto approdi ma la sabbia sfuggiva sotto le sue giuste
istanze. Con la netta coscienza delle sue possibilità e della sua volontà si è
avviata per l’impervia strada dell’arte forse più per una sfida con se stessa
che per una vera e propria vocazione. Ma una volta impugnati i pennelli, dopo
aver appreso tutti i segreti del segno, del disegno e dell’incisione, la magia
del colore l’ha avvinta e nulla l’ha più fatta desistere. Crogiolata dalla
tragedia ha goduto ammaliata nuove aurore. Lo spirito, affinato dalle precedenti
emigrazioni, ha ricordato l’oriente e la sua filosofia da cui ha tratto quella
pittura che impregnata dal trascendentismo iconoclastico leggermente esoterico,
incide i moti dei suoi alti sentimenti. Le sue figurazioni a mezza strada tra
l’astratto e il concreto tradiscono emozioni profonde e sentimenti che la
frequenza di arti marziali le ha istillato con la forza della ragione e del
dominio assoluto di sé. La spiritualità che permea la pittura di indija alza la
voce in un misto di atarassia orientale e di virulenza tutta latina. E quando le
rive del suo oceano accolgono l’onda, la placano, guardandola rotolare su prode
ove si tinge dei colori che una invisibile fonte di luce sparge su di essa
generosamente seminando coralli gocciolanti fondali segreti, ambre lucenti,
lapislazzuli dorati, rubini infocati e dolci ametiste quasi ad illeggiadrire le
spalle di quella sontuosa dama che il suo pennello ha intravisto. Tutto
questo si evidenzia nella mostra, la sua più importante mostra, allestita a Roma
nella nota galleria di Mara Albonetti, ove l’universo di indija tesse quel
colloquio segreto con i visitatori che nella sua quasi monocroma pittura effonde
nello spirito un senso di amore infinito che nel quadro “senza titolo”,
trasforma la sontuosa metamorfosi da morta gora in pulsante sorgente di
vitalità. Non ha, giustamente, ritenuto dargli un titolo perché quel quadro
contiene appieno la metafora della vita. Non quindi come gli altri che
rappresentano momenti dell’esistenza ma una sintesi totalizzante ed eloquente e
significativa di ciò che l’artista intende comunicare. Ascoltiamo quella voce la
cui eco ci fa pensare ma non intristire, semmai ci induce a guardare in faccia
la realtà e comprendere come vincere la sfida con noi stessi attingendo la forza
nell’arte e nella poesia.
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